noi saremo sempre qua

domenica la samp ha perso e con questo direi che il purgatorio della B ci aspetta e non nutro sinceramente speranze di salvezza.

ma non è di questo che voglio parlare, non è questo che voglio appuntarmi qui.
domenica il topobambino ha fatto il suo esordio allo stadio.
colorato, blucerchiato, col viso dipinto, la felpa larga, il capellino e gli occhi sperluccicanti.
ci siamo lui e io per manina che camminiamo lungo il marciapiede in mezzo a mille altre persone, tra sciarpe e bandiere, la bancarella per comprare la maglia di palombo (che quella di Curci proprio non c’è), la fila allo sbarramento, la fila ai tornelli, il sole che ci scalda, lui che guarda su lo stadio da sotto.

e il corridoio sotto la gradinata fino a sbucar fuori.
il campo.
la gente.

un passo e sempre per mano si ferma a guardare.
la bocca semiaperta.
gli occhi che sembrano farsi ancora più grandi a raccogliere tutto.

io era un sacco di tempo che non andavo allo stadio.
sono tornata con lui.

e suonava la canzone della mia adolescenza, quella lettera da amsterdam che è nelle mie colonne sonore (e lo so che se non lo si vive non lo si può capire), mentre fermi sbucati in gradinata avevo il cuore in gola per la sua manina che mi stringeva e la sua bocca aperta e l’essere lì, uno stadio diverso da trentatre anni fa quando io entravo con mio papà per la prima volta.

così all’improvviso, di colpo, senza preavviso, ho cominciato a piangere.
e ho pianto come una bambina ed era gioia, era commozione, era l’emozione di dare la mano lì al mio bambino e insieme avere mio padre per mano.
o forse un po’ la gioia di rivedermi in lui, rivedere me.

cos’è, un cerchio che si chiude? uno scambio di rotaia?

ho preso il topobambino in braccio per non farmi veder piangere così e siamo saliti in gradinata.

“e dov’è la samp?”
“e l’allenatore?”
“ma come fanno a comprare delle bandiere così grandi?”

poi la partita, i canti, le urla. 90 minuti in piedi, aggrappato a me, senza perdersi un’azione, un movimento, senza distrarsi mai.
e commentando tutto 🙂

le  migliori:
“ma daiiiii!!! ma è un gatto di marmo!!” (maccarone)
“ma per fargli tenere la palla nei piedi bisogna sparargli un po’ di colla a caldo!” (maccarone)
“mamma… ma posso dire garrone vai a cagare?”
“ma la prossima partita? … e a bari ci vuole tanto ad andarci? ah, vabbè allora verrò col brescia”

🙂

Alessandra

Io sono Alessandra

"e scrivo e scrivo e ho molte altre virtù"; un blog come qualcosa da lasciare ai propri figli


emailTwitterFacebookLinkedInGoogle Plus

Comments

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *