alluvione, dolcenera del 2010

avrei voluto andare in giro a scattare un po’ di foto per fermare con la mia macchina fotografica Cogoleto e Varazze ferite dall’alluvione, ma non sono riuscita.
è naturale che dopo quello che abbiamo visto il pensiero corra al 1970.
anche se non c’eravamo, non c’ero.
ma i racconti,  quelli chiunque di noi qui li ha sentiti. da genitori, nonni, amici.
e le foto, i filmati in bianco e nero, anche quelli ci appartengono.
e ora ce li abbiamo qui, a colori. il fango e l’acqua scura che invadono strade, case, negozi, che portano via automobili, distruggono muri, sfondano porte come se tutto fosse fatto di cartone.
rotolano pietre come se fossero scatoloni vuoti.
è strano, in verità è come se tutto questo legasse di più la gente alla terra.
se la terra è offesa e ferita la sua gente la ama di più.

a casa nostra la strada era un fiume in piena.
il rio giasso trascinava giù pietre più grosse di lui.
le ha tolte Ste spaccandosi la schiena mentre dal cielo non smetteva di rovesciarsi a secchi l’acqua e il rio tracimava sopra la strada.
la spalla della strada franata.
il fango tolto a carriolate.
e il freddo di una giornata perfino troppo calda… ma l’acqua ti entra nelle ossa e te le congela.

in macchina cercando di raggiungere casa l’acqua era più forte.
spingeva indietro tutto quello che trovava. trascinava giù tutto quello che trovava.
Ste cercava di risalire verso casa. Quello qui sotto è il primo pezzo di strada.
La macchina andava indietro accelerando.
Andava indietro frenata.
andava indietro comunque.

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(il video è preso da youreporter.it)

e la pioggia non smetteva mai.
le fasce buttavano fuori acqua da ogni parte.
torrenti improvvisati in piena scendevano e si incanalavano dove trovavano la strada.
e anche dove non la trovavano.
le mele dell’albero dietro casa sono arrivate sulla piazza del paese.
Risalire con la macchina nel fiume che ti viene contro, tra pompieri e mezzi anfibi, e trovarle lungo la strada ha un nonsoché di surreale.
Ti sembra forse un po’ di sognare.
E vai avanti anche se hai una paura fottuta ma vuoi arrivare a casa.
Perché in fondo se ti fermi non riparti più.

e poi, mentre ti sembra che tutto non finisca -e non finisce, non finisce mai, non smette mai… – all’improvviso cominci a intravedere la fine.
la fine di quel non vedere nulla dall’acqua che hai intorno.
piove un po’ più piano forse.
forse, davvero.
diminuisce.
smette.
e capisci che quella fine è solo l’inizio.
perché è a quel punto che ognuno di noi credo si metterebbe a piangere.
è un po’ come il rilascio dell’acido lattico dopo uno sforzo immane.
o il mal di testa che ti esplode devastante dopo una tensione vissuta.
perché a quel punto ti senti impotente ancora più di prima.
l’acqua smette.
se ne va.
cala.
rumoreggia sempre meno.
ti prende in giro.
l’immagine dell’acqua che si ritira e

sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente

è quanto di più perfetto possa essere scritto.

l’acqua se ne va.
dal cielo non cade più.
nelle strade corre via e la portata si fa momento dopo momento più leggera.
scopre lentamente e dolorosamente tutto quello che ha trascinato, spostato, travolto.
finché all’improvviso – sembra un attimo – sono solo rivoli.
rivoli tra i cumuli di pietre sulle strade.
rivoli nelle distese di fango.
rivoli dalle montagne.
rivoli che escono dalle porte, dai muri.
e rivoli tornano ad essere in poco tempo anche i torrenti, quegli stessi torrenti fino a poco tempo prima così pieni e tumultuosi da terrorizzare.

sembra impossibile.
guardi dov’è ora il torrente e dov’era e non ci credi quasi.

la gente scende.
esce.
cammina.
non respira.

e non c’è nient’altro oltre agli sguardi sbigottiti.
sguardi tutti uguali.

Ma l’acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente..
.”

Alessandra

Io sono Alessandra

"e scrivo e scrivo e ho molte altre virtù"; un blog come qualcosa da lasciare ai propri figli


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Comments

commenti

2 thoughts on “alluvione, dolcenera del 2010

  1. insomma, siamo alle solite.
    qui non si fa una beata ceppa per il territorio.
    intanto chi paga dazio è sempre la povera gente.
    io non dico che con stanziamenti ed interventi mirati si possa fronteggiare al 100% un evento di portata eccezionale come quello di lunedì.
    però molte situazioni di disagio verrebbero risolte.

    saluti e baci.

  2. Amìala ch’â l’arìa amìa cum’â l’é
    amiala cum’â l’aria ch’â l’è lê ch’â l’è lê
    amiala cum’â l’aria amìa amia cum’â l’è
    amiala ch’â l’arìa amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê

    nera che porta via che porta via la via
    nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
    nera che picchia forte che butta giù le porte

    nera di malasorte che ammazza e passa oltre
    nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c’è luna luna

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