la gestione della rabbia
giovedì, febbraio 17th, 2011 Posted in stanze di vita quotidiana, topobambino | 2 Comments »Ma provate a spiegare a un bambino di cinque anni che si incazza come una biscia la gestione della rabbia.
Provate a spiegargliela mentre state perdendo il derby.
Provate a spiegargli, mentre si infuria perché non facciamo gol, che deve essere “sportivo” (…) e che a volte si vince, a volte (…) si perde.
Provate a insegnargli che “bisogna saper accettare la sconfitta”, che “è sbagliato farsi travolgere dalla rabbia”.
Provate a dirgli qualcosa mentre costruisce le barricate di giocattoli contro la porta per non far rientrare il genoano di casa.
Provate a spiegargliela, la gestione della rabbia, mentre voi spacchereste il muro a pugni.
Per poi sentirgli dire la mia verità
“marco, dai, è andata così. Ti ricordi l’anno scorso, quando abbiamo vinto?”
“Non mi serve a niente ricordarmi. Io voglio vincere sempre!“
e poi voltando le spalle e andandosene a buttarsi sul letto
“…ma che vadano a cagare, oh!!”
okay, lo ammetto, non ho avuto la forza di sgridarlo per la parolaccia.
che serata difficile!…
babbo natale è sempre il benvenuto
mercoledì, dicembre 29th, 2010 Posted in Tamagotchi, stanze di vita quotidiana, topobambino | 3 Comments »Natale è andato.
Regali in quantità industriale.
Bambini emozionati e felici.
Io stanca morta.
Topobambino con varicella.
Tamagotchi con varicella in arrivo.
La sera del 24, a casa per malattia ovviamente, il topobambino aveva paura di sentire l’”oh-oh-oh!” di Babbo Natale.
E poi: “ma il camino è stretto, come fa a passarci?”
“ma le renne mica volano!”
“ma dove si ferma la slitta?”
“ma possibile che non si faccia vedere?” (e subito dopo: “io non lo voglio vedere, no no no!!!”)
la risposta a tutto questo è: MAGIA!
Il tamagotchi da parte sua non vedeva il motivo per il quale lasciare ben quattro dei bellissimi biscotti al cioccolato con smarties fatti da noi al povero Babbo Natale. Né tantomeno la tazza di latte per le renne.
Che si arrangiassero insomma, dove sta scritto che dobbiamo nutrirli? Metterla in ragione è stata dura ma alla fine ce l’abbiamo fatta.
Però il risveglio è stato emozionante, loro due che saltellavano intorno all’albero e ai pacchi e pacchetti
-tetto è mmio!! è losa!!!!! anche tetto è mio!! è losa!!!
e il topobambino che la chiama e le fa vedere indicando con il dito la tazza vuota del latte e il piattino vuoto dei biscotti:
“ecco, vedi??? li han mangiati!! questa è la prova che esiste!!”
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al che lei si è di nuovo un tantino inalberata per il fatto che ben quattro biscotti fossero stati sacrificati così.
comunque, tutto bene.
varicelle a parte.
e ora aspettiamo la replica
(della varicella, non del Natale…)
qualche foto ricordo ![]()
alluvione, dolcenera del 2010
mercoledì, ottobre 6th, 2010 Posted in cronaca, stanze di vita quotidiana | 2 Comments »avrei voluto andare in giro a scattare un po’ di foto per fermare con la mia macchina fotografica Cogoleto e Varazze ferite dall’alluvione, ma non sono riuscita.
è naturale che dopo quello che abbiamo visto il pensiero corra al 1970.
anche se non c’eravamo, non c’ero.
ma i racconti, quelli chiunque di noi qui li ha sentiti. da genitori, nonni, amici.
e le foto, i filmati in bianco e nero, anche quelli ci appartengono.
e ora ce li abbiamo qui, a colori. il fango e l’acqua scura che invadono strade, case, negozi, che portano via automobili, distruggono muri, sfondano porte come se tutto fosse fatto di cartone.
rotolano pietre come se fossero scatoloni vuoti.
è strano, in verità è come se tutto questo legasse di più la gente alla terra.
se la terra è offesa e ferita la sua gente la ama di più.
a casa nostra la strada era un fiume in piena.
il rio giasso trascinava giù pietre più grosse di lui.
le ha tolte Ste spaccandosi la schiena mentre dal cielo non smetteva di rovesciarsi a secchi l’acqua e il rio tracimava sopra la strada.
la spalla della strada franata.
il fango tolto a carriolate.
e il freddo di una giornata perfino troppo calda… ma l’acqua ti entra nelle ossa e te le congela.
in macchina cercando di raggiungere casa l’acqua era più forte.
spingeva indietro tutto quello che trovava. trascinava giù tutto quello che trovava.
Ste cercava di risalire verso casa. Quello qui sotto è il primo pezzo di strada.
La macchina andava indietro accelerando.
Andava indietro frenata.
andava indietro comunque.

(il video è preso da youreporter.it)
e la pioggia non smetteva mai.
le fasce buttavano fuori acqua da ogni parte.
torrenti improvvisati in piena scendevano e si incanalavano dove trovavano la strada.
e anche dove non la trovavano.
le mele dell’albero dietro casa sono arrivate sulla piazza del paese.
Risalire con la macchina nel fiume che ti viene contro, tra pompieri e mezzi anfibi, e trovarle lungo la strada ha un nonsoché di surreale.
Ti sembra forse un po’ di sognare.
E vai avanti anche se hai una paura fottuta ma vuoi arrivare a casa.
Perché in fondo se ti fermi non riparti più.
e poi, mentre ti sembra che tutto non finisca -e non finisce, non finisce mai, non smette mai… – all’improvviso cominci a intravedere la fine.
la fine di quel non vedere nulla dall’acqua che hai intorno.
piove un po’ più piano forse.
forse, davvero.
diminuisce.
smette.
e capisci che quella fine è solo l’inizio.
perché è a quel punto che ognuno di noi credo si metterebbe a piangere.
è un po’ come il rilascio dell’acido lattico dopo uno sforzo immane.
o il mal di testa che ti esplode devastante dopo una tensione vissuta.
perché a quel punto ti senti impotente ancora più di prima.
l’acqua smette.
se ne va.
cala.
rumoreggia sempre meno.
ti prende in giro.
l’immagine dell’acqua che si ritira e
“sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente“
è quanto di più perfetto possa essere scritto.
l’acqua se ne va.
dal cielo non cade più.
nelle strade corre via e la portata si fa momento dopo momento più leggera.
scopre lentamente e dolorosamente tutto quello che ha trascinato, spostato, travolto.
finché all’improvviso – sembra un attimo – sono solo rivoli.
rivoli tra i cumuli di pietre sulle strade.
rivoli nelle distese di fango.
rivoli dalle montagne.
rivoli che escono dalle porte, dai muri.
e rivoli tornano ad essere in poco tempo anche i torrenti, quegli stessi torrenti fino a poco tempo prima così pieni e tumultuosi da terrorizzare.
sembra impossibile.
guardi dov’è ora il torrente e dov’era e non ci credi quasi.
la gente scende.
esce.
cammina.
non respira.
e non c’è nient’altro oltre agli sguardi sbigottiti.
sguardi tutti uguali.
“Ma l’acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’ aria bassa,
ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente...”
Ed è champion’s league!
domenica, maggio 16th, 2010 Posted in emozioni, stanze di vita quotidiana | 1 Comment »
16 maggio 2010: è champion’s league. 18 anni dopo e allora era ancora coppa dei campioni.
Erano anni, anni e anni che non soffrivo così. Una sofferenza antica, da fiato che manca, da stomaco chiuso e tutto il calcio minuto per minuto nelle orecchie.
E l’urlo liberatorio al gol, un urlo che quasi non usciva.
Mio padre se fosse qui lo so, avrebbe detto “non ho sofferto mica.. io ero tranquillo” ![]()
Come dice qualcuno “manca una luce sola questa notte, però la vita, che gran cosa è..”
E pace se a non viverla è difficile capire
Grazie ragazzi!
la settimana bianca
martedì, marzo 2nd, 2010 Posted in Tamagotchi, stanze di vita quotidiana, topobambino | 2 Comments »abbiamo fatto la settimana bianca e sto già pensando che magari… chissà… si potrebbe quasi rifare



E’ stata una bellissima settimana: sole, neve, caldo, il topobambino in entusiasmo come mai l’ho visto.
le nostre sciate uscendo “presto” di casa la mattina per farci una seggiovia insieme prima della scuola collettiva, i bimbi tutti insieme in fila dietro la maestra Livia che quando li vedeva un po’ più svogliati li gratificava infilando loro in bocca quasi di nascosto una caramellina o uno zuccherino. Lo spazzaneve, le curve, i salti da andare a cercare, le urla “vai pianooo!”, le stradine, la discesa a uovo, mangiare e vederlo ripartire.



La gara di fine corso, la prima porta saltata, lui che arriva in fondo e dice “sono stato in gamba?” e fa l’inchino, la premiazione con la medaglia al collo che non se l’è tolta più neppure per andare in bagno, le tre stellette di bronzo di fine corso, le cioccolate calde, la crèpe alla nutella, tutti i maestri da salutare ogni mattina, “io vado giù in conca”, il pettorale numero 132.
e l’annina che arranca sulla neve in salita e cerca di infilarsi un paio di sci, che guarda la pista e si mette a urlare come una matta quando riconosce il topobambino che arriva a tutta velocità, che si butta indietro ridendo mentre la trascino giù sulla padellina. La neve lanciata con la paletta e le sue risate, i loro salti in casa e il loro svegliarsi al mattino nello stesso letto e rotolarsi a svegliarmi.
E amichetti, cugini, bambini, tapis roulant, seggiovie, ganasce rosse di sole e aria.
bello
stasera mi arrendo…
domenica, giugno 21st, 2009 Posted in il cielo capovolto, stanze di vita quotidiana | No Comments »la rete non va se non alla lentezza di una… banana, come dice il topobambino.
volevo mettere una canzone, in questo periodo è così, ma non riesco.
quindi niente, buonanotte (fiorellino).
oggi recita dell’asilo e festa di inizio estate, meriterà un post a parte.
la squadra del “nostro” asilo
sabato, giugno 6th, 2009 Posted in stanze di vita quotidiana, topobambino | 1 Comment »abbiamo fatto una gita al cavallino matto, siamo partiti la mattina alle 7 in pullman con un’orda di bambini dell’asilo del topobambino.
e la cosa che più mi è piaciuta sono proprio i bimbi. tutti. E io – chi mi conosce lo sa – non sono mai stata una propriamente paziente o con una particolare passione per i bambini. Ma ragazzi, davvero, questi sembrano speciali!
non hanno litigato mai, hanno giocato e corso tutto il giorno, viaggiato quattro più quattro ore senza un capriccio fuori controllo; sono di una generosità incredibile, si prestano i giochi col piacere di farlo, condividono il cibo, le caramelle e lo fanno con soddisfazione. Grandi e piccoli insieme, ho visto bambini più grandi venire a cercare il topobambino per andare sulle canoe con lui, ho visto gli stessi bambini rinunciare a un giro sulle montagne russe perché il topobambino e il suo compagnetto piccolo come lui non potevano salire per il limite di altezza.
io l’altra sera sono tornata a casa commossa.
e ho un po’ di foto nella testa e non sono solo di giochi e montagne russe e tronchi nell’acqua.
una è il topobambino all’autogrill vuole comprare le caramelle soltanto per poterle dividere con i suoi amici.
oppure luca che ha portato un sacchetto di gormiti e li distribuisce perché così tutti hanno un giochino durante il viaggio. E tutti quanti poi rimettono i mostriciattoli nel sacchetto di luca, senza che nessuno glielo debba ricordare.
oppure ancora, cinque bambini tra i quattro e i sei anni attorno a un altro bambino che gioca col nintendo ds. li ho visti guardare e poi chiedere di fare una partita; e passarsi il nintendo e giocare a uno a uno, senza un capriccio.
ecco, li ho visti avere delle regole e seguirle con la naturalezza con cui saltellavano da un gioco all’altro.
e niente, mi andava di ricordare questa giornata piena di bambini.
perché famiglie e maestre si dividono i meriti educativi.
perché questo asilo mi ricorda tanto il mio di quando ero piccola, dove andavo così volentieri da aver continuato anche una volta iniziata la scuola elementare; uscivo, mangiavo e al pomeriggio mille volte andavo all’asilo.
perché questo asilo, con tutti i suoi limiti, è una grande e bella famiglia dove tutti si conoscono, dove un bambino la mattina può portare un giochino, un disegno, un fiore, dove ci sono regole e c’è elasticità ed è forse per questo che i nanetti fanno tutto senza grande fatica. dove i bambini sono tutti uguali ma ognuno è diverso. dove la mari può prenderne per mano un paio e farsi accompagnare a portare le teglie delle pizze.
ecco, quello che ho visto alla gita è che spesso i bambini si sentono parte di una famiglia. di una squadra.
e fanno scudo, si cercano, si riconoscono familiari. i grandi “difendono” i piccoli, i piccoli “ammirano” i grandi.
e guardo, li guardo e un po’ mi si gonfia il cuore; sì, quanto è cresciuto il topobambino quest’anno!
foglie di quadrifogli (intatte e mangiucchiate)
sabato, maggio 30th, 2009 Posted in il cielo capovolto, stanze di vita quotidiana | 5 Comments »ho trovato ben due quadrifogli in un vaso di mia mamma.
forse mi devo preoccupare..?
c’è da dire che la quarta foglia di uno dei due era decisamente rosicchiata…
che poi ho rischiato la vita mia e dell’annina in un quasi frontale con un deficiente che sorpassava in curva (ma piena curva eh…) e ora non so se ho avuto la sfiga di perdere dieci anni di vita per la paura o la fortuna di vedere salvati gli anni a venire (forse).
certo che il tipo è passato e fuggito via in un lampo, ma io macchina e modelli ce li ho stampati in testa e lo ribecco, oh se lo ribecco!
Se ci penso sudo ancora freddo, mi tremano le mani. E non per me, per lei. Giuro che ho creduto di morire.
comunque, ora che faccio? li strappo e me li metto nel portafogli? li lascio lì?
…che poi sono due e questo vorrà pur dire qualcosa.
Del blog, della memoria e del gentil sesso
domenica, maggio 10th, 2009 Posted in stanze di vita quotidiana, topobambino | 1 Comment »Mi sono accorta che quello che mi piace del blog è andare indietro e ritrovare momenti che a volte addirittura avevo dimenticato. O quantomeno accantonato. Questa è la ragione per la quale fisso qui dentro episodi e “uscite” soprattutto del topobambino. Perché mi conosco e so che purtroppo la mia memoria sa fissare al momento ma sulla lunga distanza spesso perde colpi. Come se gli eventi fossero foglietti appiccicati con lo scotch. E invece voglio poter ripescare le cose che mi colpiscono, mi piacciono, mi divertono. O mi fanno soffrire. A volte anche quelle sì.
Qui è come se fosse un diario. O no, un blocco note. O un’ammucchiata di post-it.. ecco, forse questo più di tutto.
Oggi prima comunione di una cuginetta, con pranzo in trattoria sulle alture di genova. I bambini stanno soprattutto fuori, c’è uno spiazzo verde, i più grandicelli giocano a pallone, gli altri giocano e basta, un po’ si inseguono, un po’ si inventano giochi.
Una bambina corre con un giornalino in mano e il topobambino la insegue.
A un certo punto lei inciampa correndo e cade. Si rialza e si accorge che il giornalino si è strappato. Si gira di scatto, guarda il topobambino con grugno da rimprovero e fa: “ecco!! Guarda cosa hai fatto! Hai visto??”
Il topobambino, che ha una lingua piuttosto lunga (e lo confesso, io spesso se sono sufficientemente lontana lascio che se la cavi.. o faccio finta di non sentire
) la guarda, fa un suo broncio caratteristico e sbatte i piedi. Ma non basta, lo so, lui non ci sta mai.
Così dai suoi quattro anni e cento centimetri scarsi stringe i pugni, fa il grugno pure lui le ringhia la sua verità: “io non ho fatto niente!!sei proprio una femmina! Vuoi sempre avere ragione!!”
Per tutto il resto c’è mastercard
martedì, marzo 10th, 2009 Posted in stanze di vita quotidiana | No Comments »Oggi pomeriggio ho lasciato la casa appesa in campagna e sono scesa a passeggiare sul lungomare, mangiando un gelato al sole quasi primaverile; le onde lunghe, la spiaggia, un po’ di vento ma temperatura ideale. Totale viaggio: cinque minuti di macchina.
Nello stesso momento il topobambino insieme alla nonna scivolava velocemente col suo bob sulla neve.
Totale viaggio: mezz’oretta di macchina in strada panoramica.
No, non ha prezzo..





