della volpe, del gallo, dell’oca e degli uomini
martedì, ottobre 11th, 2011 Posted in nella vecchia fattoria | 1 Comment »C’erano una volta un gallo, un’oca, una volpe e una famiglia di umani.
Una notte la volpe arrivò alla casa degli umani: c’era un bel pollaio pieno di galline, un recinto con due oche e due capre, ogni ben di Dio insomma.
La volpe cominciò a prendere l’abitudine di passare ogni notte a dare un’occhiata. Arrivava, faceva un giro, studiava la situazione, lasciava qua e là qualche segno del suo passaggio e se ne tornava da dove era venuta.
Finché una sera gli umani chiusero il pollaio e dimenticarono fuori un gallo che si era attardato razzolando nei prati.
Ora, non è che il gallo di suo godesse di ottima forma eh; diciamo che era un po’ zoppicante.
La volpe passò quella notte e si prese il premio per la sua costanza.
E ciaociao gallo.
Succede eh, succede che la volpe si rubi una gallina. Fa parte della legge della natura.
Il fatto è che qualche sera dopo la volpe in un suo giro di perlustrazione decise di giocarsi la carta più difficile: violare il recinto delle oche.
Perlustrando il perimetro trovò un punto in cui la rete era leggermente sollevata: con un abile lavoro di forzatura sgattaiolò dentro e – immagino – sorprese alle spalle una delle due oche.
Non l’afferrò al collo, per cui questa iniziò a starnazzare come una pazza. La famiglia degli umani dormiva profondamente e non si accorse di nulla ma i vicini, già svegli, sentirono il baccano e arrivarono di corsa.
La volpe fu sorpresa con l’oca nelle sue grinfie e si prese una mazzata sulla schiena, mollò la preda e scappò nei boschi.
La povera oca ansimava di terrore ma era salva. Si fece coccolare come una bambola, accarezzare. Tutto tornò alla normalità.
La famiglia degli umani alzò il livello di sorveglianza.
Fu deciso che al calare del buio le oche, che fino a quel momento la notte razzolavano libere nel loro recinto, sarebbero state chiuse nella casetta di legno. Nanna al coperto insomma.
Nel frattempo fu riparata la rete di recinzione, furono bloccati i punti in cui la rete era più mobile, vennero sistemati tronchi alla base di tutto il recinto.
E la vita riprese con queste nuove abitudini.
Ma l’oca è oca, la volpe è furba e gli uomini sono presuntuosi e troppo sicuri di sé.
Passavano le notti e della volpe non c’era più traccia.
Gli uomini pensavano:”le bastonate l’hanno spaventata“, “con il recinto così chiuso non può più entrare“, “ha imparato la lezione”
E come spesso succede abbassarono la soglia di attenzione.
Una notte non chiusero le oche nella casetta. “Fa caldo – dissero – a loro piace star fuori, il recinto è sicuro, la volpe non torna”
E la notte effettivamente trascorse tranquilla.
Ma la volpe non si chiama volpe per niente.
E non per niente si dice “furbo come una volpe” e non “furbo come un uomo”.
La notte seguente le oche dormivano prendendo il fresco nel loro recinto.
La volpe arrivò. Scavò un buco sotto la rete ma non riuscì a entrare.
Riprovò in un altro punto e non riuscì nemmeno lì.
Ancora ora non si capisce da dove sia passata.
Fatto sta che in un modo o nell’altro riuscì ad entrare nel recinto.
E questa volta non balzò a caso sull’oca ma l’afferrò al collo subito. Perciò l’oca non fece in tempo a liberare nemmeno una starnazzata.
(e gli altri animali immagino stessero rintanati in un angolo al buio senza emettere un fiato).
Poi vabbè, portarla fuori dal recinto fu un’impresa che non riuscì neppure alla volpe; in qualche modo uscì dal recinto e da fuori cercò di tirarsi dietro l’oca che essendo di dimensioni ragguardevoli si incastrò nella rete; tirando ‘sta povera oca con forza, la volpe ruppe la griglia in due punti ma non fece un buco abbastanza grande.
Morale “tira che ti ritira” come nel gioco del tiro alla fune la testa dell’oca si staccò dal collo e quello fu l’unico trofeo che la volpe si portò via.
Risparmio il racconto della scena splatter del mattino.
Così adesso chiudiamo le caprette e l’oca sopravvissuta nella casetta la notte.
Le chiudiamo per sicurezza, perché insomma non si sa mai.
Anche se ora sono tre notti che della volpe non c’è traccia.
La volpe è volpe, l’oca è oca e gli uomini sono uomini.
Ora che ci penso, stanotte ci siam dimenticati e oca e capre han dormito fuori.
Ma tanto non tornerà, sarà soddisfatta ormai del suo lavoro no? E poi non è neppure riuscita a portarsela via alla fine, la nostra oca…
la devozione del cane ansioso
lunedì, giugno 6th, 2011 Posted in Tamagotchi, nella vecchia fattoria | 1 Comment »La Milla è sempre stato un cane emotivo. Apprensivo, devoto, remissivo anche.
Più invecchia però, più questi aspetti si acutizzano.
Il Tamagotchi ha un po’ di tosse: niente di che ma capita che di notte tossisca un po’.
Il fatto è fonte di immensa preoccupazione per la Milla. Appena lei tossisce la Milla si alza preoccupata dalla sua cuccetta e viene ad avvisarmi. Arriva al bordo del letto e a colpi di zampa mi chiama.
E a niente vale tranquillizzarla a parole o provare a rimandarla a dormire. No, lei non ha quiete finché io non mi sono alzata e non sono andata a controllare.
Così niente, faccio un giro nella cameretta, rimbocco le coperte al Tamagotchi, tanto per far finta ai suoi occhi – occhi di cane – di essere una madre premurosa.
Poi esco dalla stanza e torno a letto. E la Milla a quel punto tranquillizzata se ne torna a nanna.
La scena può ripetersi più volte, a seconda di quanti colpi di tosse il Tamagotchi darà.
La variante è che alla terza volta la Milla si scoccia di dover fare il corridoio per venirmi a chiamare. O forse a quel punto matura l’idea che io non sia la madre attenta e premurosa che dovrei essere, non lo so. Fatto sta che ecco, al terzo colpo di tosse, dopo essere venuta già a chiamarmi due volte, si trasferisce in camera nostra, per essere più comoda probabilmente quando deve chiamarmi.
E naturalmente non ai piedi del letto eh.. No, proprio sopra. Si ritaglia un angolino a onor del vero, per non dare troppo ingombro e si sistema lì.
Così la morale è che non ho figli che dormono nel lettone ma mi ritrovo a dividere il mio spazio con una cagnolotta in crisi d’ansia..
Però che tenerezza
la piccola vendemmia
mercoledì, settembre 15th, 2010 Posted in nella vecchia fattoria | No Comments »cose di casa nostra, due catini, uva schiacciata coi piedi e con le mani, la lupa che ruba i raspi, il sole settembrino e il vento di tramontana.
e il vino dei bimbi da assaggiare.
cold case
domenica, giugno 13th, 2010 Posted in nella vecchia fattoria | 1 Comment »Questa foto l’ho fatta quasi un anno fa e poi l’ho dimenticata.
Suicidio, omicidio o incidente?
baccano nei pollai
mercoledì, maggio 13th, 2009 Posted in nella vecchia fattoria | No Comments »qua covano tutti, nello specifico:
- due galline e mi sa che non nasce niente a questa tornata, il primo uovo aveva il pulcino ma non è riuscito ad uscire, gli altri ormai sono “scaduti”; stanno fisse nei nidi, le altre a turno si accovacciano sulle loro schiene per deporre le uova di giornata
- due oche e una è il maschio… ma siccome la femmina ha delle crisi isteriche, ogni volta che qualcuno per caso transita in zona il maschio va lì, la prende per il collo col becco, la fa alzare dal nido e ci si mette lui. E il fumetto è “ma guarda cosa mi tocca fare…”
pomeriggio
lunedì, gennaio 8th, 2007 Posted in nella vecchia fattoria | No Comments »Pomeriggio, baccano dai pollai
cani trattenuti e nervosi
gatti silenziosi
i tuoi gerani meravigliosi
e sopra a tutto quel poco per ciascuno
il canto ininterrotto del cielo
pomeriggio di un mese di spose e cose prodigiose
nel mio pomeriggio urlano improvvise le faraone dai pollai vicini, come se dovessero avvisare di qualcosa e invece non avvisano di niente. le anime corrono tra l’erba superstite delle fasce e si sentono passare a volte.
i cani sonnecchiano e si risvegliano improvvisi e scattanti per un rumore di gatto tra i cespugli, per una volpe nella notte, per un motore che li disturba.
nel mio pomeriggio, le caprette mangiano dalle mani del topobambino che fiero sa quali foglie sono preferite; e vuole entrare nel recinto, oppure infilarsi nel pollaio… e ormai con la manina arriva alla serratura e la fa scivolare.
pomeriggio adesso tace il tosaerba
ed e’ gia’ partita la trivella della cava
e sono colpi che svuotano per sempre
anche la mosca e’ tornata puntuale, meno male,
qualche fastidio ogni tanto ci vuole.
Ci vuole un bel tacere per ascoltare tutto
il tuono, il boato lontano sul silenzio distratto
clacson, campane, incessanti motori
voci di figli e di genitori
non c’è cava né trivella nel mio pomeriggio, è vero; ma rumore di trattori che entusiasmano il topobambino, motoseghe a volte, muggiti e cavalli
“pticum pticum”
c’è fieno e legna, la casetta colorata per aprire le finestre.
e voci, voci… quelle sì, le nostre voci.



