_se invece di scorrere mi attorciglio
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Archive for the ‘Canzoni di notte’ Category

Io lo so che dormirai

lunedì, agosto 29th, 2011 Posted in Canzoni di notte, buio | 2 Comments »

E’ mezzanotte.
La tua poltrona è blu.
Il mondo è pieno di dolore.
Il mio.
E io “dormi” non riesco a dirtelo.
Non ancora.

chiamami sempre amore

domenica, febbraio 20th, 2011 Posted in Canzoni di notte, il cielo capovolto | 4 Comments »

Vecchioni ha vinto Sanremo.
Non so perché piango.
Non lo so.
Sanremo non l’ho mai guardato.
L’ho sempre evitato coscientemente.
Forse è solo il solito mio guardare coi miei occhi.
Forse è comunque emozione.
Forse paura.
Forse mi fa effetto qualcosa che da un lato stride, dall’altro però non so.. è come se fosse giusto.
Non lo so davvero.
Ma è così.
E vaffanculo se non so spiegarlo.
Me ne frego se non spiegarlo.
E’ così.
Ho spento la luce al topobambino e ha aperto gli occhi.
Gli ho detto “vecchioni ha vinto Sanremo”
ha sorriso.. mi ha detto “ma primo primo? ”
“Proprio primo primo”
“Siiiii” e ha rinchiuso gli occhi sorridendo

“quando passo di notte per vedere
se siete ancora tutti lì
e mi pare impossibile di potervi amare
più di così”

Rivederti ogni volta

mercoledì, febbraio 16th, 2011 Posted in Canzoni di notte, il cielo capovolto | 1 Comment »

Non guardavo il festival da un millennio.

C’era Vecchioni.

Come ogni volta rivedo sempre di più mio padre.

Solo che questa volta non l’ho rivisto solo io.

Due amiche, due persone che l’hanno conosciuto, hanno pensato a lui.
Hanno visto come vedono i miei occhi.

Come sento io.

Sorrido, con nostalgia.
Mi mangio il cuore a vedere i miei bambini emozionarsi.
Vivo lo stupore immenso di guardare la piccola cantare una canzone mai sentita.

e sorrido e un po’ sto bene
un po’ mi metterei a urlare
e poi piango

..che questa maledetta notte dovrà pur finire..

le voci di dentro

venerdì, novembre 6th, 2009 Posted in Canzoni di notte, il cielo capovolto | 2 Comments »

ci sono giorni come questo in cui mi sembra di fluttuare, col cuore un po’ sanguinante e il mondo intorno che mi pare una pioggia di meteoriti. E io immobile.

fermo e inimmaginato come una nota di Mahler
sopra un violino solo

tiro una riga sotto l’operazione in colonna e non calcolo perché lo so già il risultato.
e non mi piace.
mi fa paura e male.

Lasciatemi questa zona d’ombra,
questo sentimento di non partenza

ed è a questo punto che mi accorgo che a volte non ho bisogno di musica in quanto musica.
ho bisogno che una voce – proprio una voce – mi culli.
come un padre, un amore, come un abbraccio, un fuoco acceso.
non sono solo le parole. non è solo la musica.
oggi ho bisogno di sentire la voce.

e penso che cazzo, io la voce di mio padre non me la ricordo!
sto qui a sforzarmi di riportarla su ma non la trovo, non ci riesco. ho mille parole sue, mille suoi modi di dire, mille episodi che vado a frugare.

Ma com’era la voce, non lo ricordo.
Non la trovo più.
Solo canzoni cantate nelle orecchie che sovrappongo.
Come se ormai avessi dato a lui quella voce.

Sono confusa.
E la realtà è che il mio cielo capovolto sta crollando giù.
o sta andandosene via e mi sfugge e sto come in quei sogni in cui vorresti urlare e non esce la voce.

Favole al telefono

martedì, agosto 4th, 2009 Posted in Canzoni di notte, topobambino | 1 Comment »

Oggi ho cominciato a leggere al topobambino favole al telefono di Gianni Rodari. Io ricordo che da piccola lo adoravo.
E’ la prima volta che leggiamo un libro in cui deve solo ascoltare. Di solito siamo abituati a leggere libri con le figure, i disegni, leggere la storia tutti e due con gli occhi sul libro. Stasera abbiamo inaugurato la fase “io leggo e tu ascolti”.
E devo dire che è stato bello e divertente. Le “favole al telefono” sono racconti brevi e semplici e allo stesso tempo nascondono spesso un piccolo grande messaggio. Che poi tutto sommato non importa cosa arrivi al topobambino. Lui si bea della storia, della sua originalità. Ride come un matto se una cosa lo diverte e ho l’impressione che il fatto di non avere figure da guardare gli liberi ancora di più l’immaginazione, lo tenga col fiato sospeso, appeso alle mie parole. Sta lì a bocca aperta con la risata pronta a scoppiare, come se aspettare il seguito senza l’appiglio delle figure gli desse più eccitazione, più emozione dell’attesa. Come se non sapere cosa aspettarsi rendesse tutto più affascinante.
Leggevo la storia del bambino distratto che perde i pezzi e rideva come un matto, rideva da non riuscire a fermarsi. E ridevo anch’io e pensavo che sembra una versione per bambini della canzone di Gaber. Certo, diversa, ma tutti questi pezzi sparsi qua e là… :-D
E pensavo anche al viaggiatore di commercio che ogni sera telefonava alla figlia per raccontarle una di queste favole. Chissà se è lo stesso viaggiatore di commercio

“che ha scoperto al casello che c’è lo sciopero e non si paga
e fa la faccia seria
ma dentro
ride”

:-)

io del tempo non so niente

giovedì, giugno 25th, 2009 Posted in Canzoni di notte, buio | No Comments »

e mi fa una paura fottuta.

mi manca tutto quello che mi ha tolto e mi spaventa guardarmi avanti.

e il presente dura troppo poco e rimane come fluttuante, attimo di un momento di cui non riesco a rendermi conto.

ma forse – spero – è solo un periodo così…

r.vecchioni, tu quanto tempo hai

il lupo igienista

domenica, febbraio 15th, 2009 Posted in Canzoni di notte, topobambino | 4 Comments »

la paura del lupo è atavica forse.
certo, se la nonna non contribuisse con canzoni cupe di lupi che sbranano agnelli forse potrebbe essere di aiuto :-D

la paura del lupo è atavica dicevamo.

iomamma, alle tre del mattino chiamata dal lamento del topobambino: “cosa c’è? cosa succede?”

topobambino: “ho fatto un brutto sogno”

iomamma: “cos’hai sognato?”

topobambino: “il lupo! c’era il lupo!!”

iomamma:”ma no, guarda, non c’è nessun lupo, non ci sono lupi qui, stai tranquillo…”

topobambino:”ma non qui!! era-era-era… era nella caserma dei pompieri!! e si stava lavando!!!!”

C’è sempre un motivo

martedì, febbraio 10th, 2009 Posted in Canzoni di notte, il cielo capovolto | No Comments »

E’ strano, a casa alle dieci di sera crollavo sul divano, qui arrivo a notte e non riesco a dormire. Poi quando mi assopisco è ora di un nuovo aerosol e così perdo il sonno daccapo.
E allora penso. E sento bambini piangere, che è il terzo motivo per cui voglio uscire di qui al più presto. Il primo è lei guarita, il secondo è il topobambino che mi manca da soffocare.
Il quarto è la vista da questa stanza.
Penso. Penso che a volte ci aspettiamo qualcosa. E non la chiediamo per orgoglio, perché non ne abbiamo la forza o perché se non fosse spontanea perderebbe valore.
Ci aspettiamo qualcosa e non accade.
E facciamo fatica a capire perché.

Tu, quanto tempo hai?..

lunedì, settembre 22nd, 2008 Posted in Canzoni di notte | No Comments »

Avevo già scritto una volta dei miei sogni. E del mio modo di sognare.
Ieri notte ho sognato mio padre. Stava morendo, io lo sapevo, lui lo sapeva. Andavo da lui e lo abbracciavo strettissimo, lui mi stringeva forte. E restavamo così, per un tempo che non so dire.. E la colonna sonora questa volta la ricordo bene, perché sapevo che suonava dallo stereo di una casa vicina, usciva dalle finestre aperte. Io abbracciavo mio padre e vecchioni cantava quanto tempo hai

“ci sono uccelli che sentono lo sparo
e contano quanto gli resta ancora”

Sembrava un film. L’ho tenuto stretto tanto, fino ad arrivare ai

“giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa”

Poi so che se n’è andato. E ho fatto fare subito il funerale, quella stessa mattina, senza nessuno.
Volevo proteggere tutti, l’ho fatto per questo, per evitare lo strazio. E all’improvviso poi, quando tutto è finito, ho pensato che era il momento di avvisare mia madre.. E che non mi avrebbe detto grazie per averle evitato il funerale. Che avrebbe invece voluto esserci. Che aveva il diritto di esserci.
Come avrei potuto dirle che lui non c’era più ed era già tutto finito?
La musica qui non la ricordo più..

rewind

mercoledì, novembre 8th, 2006 Posted in Canzoni di notte | No Comments »

“È proprio da finale di carriera
accompagnarsi a gente di cultura
ridere se c’è tempo
e non fare più barriera
ferire e incassare
ferire e incassare

L’anima è un registratore
che specie di notte non dà tregua
ci sono uomini che non sanno aspettare
sono vini che tardano a maturare
sono camion che stentano a rientrare
camion che tardano a consegnare
letteratura da consumare
parole parole da buttare”

(ivano fossati, la vita segreta)