_se invece di scorrere mi attorciglio
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Archive for the ‘amarcord’ Category

Settimana bianca: se chiudi gli occhi cosa vedi?

domenica, marzo 6th, 2011 Posted in amarcord, vacanze | 2 Comments »

Ho fatto un notturno che quando sono arrivata in pista e mi son trovata da sola, musica nelle orecchie, pista battuta perfetta e senza ancora nemmeno una traccia di sci mi è venuto da piangere.
Da piangere proprio eh!
Indescrivibile.
Indescrivibile quella sciata, perfetta, nella neve perfetta, nella sera perfetta, nella musica perfetta.

Il topobambino ha fatto la collettiva e si è divertito come un matto col maestro Mariano e quattro nanetti come lui coi quali ha fatto gruppo.
E poi abbiam preso ogni genere di impianti di risalita, ha fatto piste di ogni tipo, piatte e lisce, a dossi e con neve fresca, blu, verdi, rosse e nere. Ha sciato all’indietro, è caduto andando sparato a uovo, ha imparato a curvare bene e sculetta e ancheggia quando curva “da slalom” :D
E ha vinto la garetta di fine corso, cosa che ha cambiato le nostre vite :-D
Però sì, vedere la sua soddisfazione, il suo orgoglio, il suo avvicinarsi al podio un po’ incredulo e un po’ invece deciso.. sì, mi ha emozionato.
Perché lo vedo e io ero uguale a lui. E lo sono ancora. Non in tutto ma in molti aspetti del suo carattere sì.
Non so se sia un bene o un male eh.. ma no, in realtà credo sia una bene.
Per molte cose credo sia un bene.

Il tamagotchi ha giocato nella neve, ha messo gli sciettini “giocattolo” e oggi per la prima volta quelli veri! Scarponi che sono un po’ grandi visto il suo piedino minuscolo, sci e bloccapunte. E l’ho presa e l’ho portata sul tapis roulant :-D Poi in cima me la son messa in mezzo alle gambe e siam venute giù.
E fa spazzaneve! :-D
Era esaltatissima..!
Domani ultimo giorno.. chi la ferma? :-)

E il maestro che 34 anni fa mi insegnò a sciare è ancora qui che insegna!!
Che poi dovrei scriverci un post, sulle mie sciate qui di 34 anni fa..
E alla fine mi ritrovo sempre a ritornare ai tempi miei e a ripercorrere le “nostre” strade.
Con la mente – nei ricordi – e con la mia vita di ora.
E forse non c’è regalo più grande che mio padre e mia madre potessero farmi.

canzoni che tornano

sabato, febbraio 5th, 2011 Posted in amarcord, emozioni | No Comments »

Ho una emozione nuova oggi, strana in parte, particolare, commovente.

Quando ero ragazzina scrivevo canzoni strimpellando in maniera assolutamente indecente una chitarra classica, pigiando rec e play contemporaneamente sul registratore di cassette e cantando e suonando davanti al registratore posato sulla scrivania.

E a pensarci non era mica un millennio fa eh… parliamo di… beh sì, diciamo 22 o 23 anni fa O_o

E poi cuffie e via.
Alimentavo il mio ego.
Roba mia, solo per me.
Per riascoltarmi.

L’emozione sta nell’ascoltare oggi, a distanza di tutti questi anni, quel motivo, quella melodia diventare musica.
Sentire quel bozzolo immaturo, accennato, di soli accordi grattati male, diventare una cosa vera, viva.

Perché a differenza di altre cose, che a guardare da un altro tempo non piacciono più, io queste “canzoni” me le porto dentro.

Mi riconosco, le guardo con affetto, mi descrivono ancora.
Magari non tutte, ma tante sì.

E così, per questo, oggi mi emoziono.

Grazie.

11 anni, roma

martedì, aprile 20th, 2010 Posted in amarcord | 2 Comments »

oggi mi va di ricordare settembre del 1985, a vivere la finale nazionale dei giochi della gioventù di nuoto.
delfino.
il tifo incredibile.
il completo arancione e grigio che mia mamma mi aveva comprato da benetton.
la febbre che mi sale la sera prima di partire, con la borsa e la valigia già pronte e mio fratello che mi dice “vengo a dormire con te così se ti sto vicino me la prendo tutta io e a te va via”.
la piscina che ti toglieva il fiato dall’emozione.
l’albergo tanto grande e bello che eravamo a bocca aperta.
le terrazze illuminate e baglioni che cantava la vita è adesso, che sebbene io non abbia nessuna passione per lui ancora mi emoziono quando sento una canzone di quell’album. E incredibilmente rivedo e rivivo quei quattro giorni.
il viaggio in treno, quattro bambine e quattro bambini e un accompagnatore. e non mi ricordo nessuno. mi ricordo solo un bambino di bogliasco – era lì per le finali di pallanuoto – che la sera prima di partire mi ha mandato a dire da un suo amico se potevamo vederci. e che passeggiando per i corridoi e le terrazze dell’albergo con in loop la solita musica mi ha chiesto se volevo diventare la sua “ragazza“. Sì, proprio ragazza ha detto, me lo ricordo bene perché  me lo sono ripetuta nella testa per tutta la notte, col batticuore.
“ci devo pensare” gli avevo risposto, con le mani affondate nelle tasche dei miei pantaloni arancioni nuovi.
e poi abbiamo passeggiato ancora.
ci ho pensato fino al giorno dopo, pure durante tutto il viaggio in treno che ci ha riportati a casa.
ci ho pensato finché non siamo arrivati a genova e gli ho detto “allora volevo dirti di sì”…
dopodiché non l’ho mai più visto, naturalmente.
e camminare per il foro italico sentendoci dei campioni, come se la gente ci guardasse. E forse ci guardava davvero e come mi piaceva!
l’ingresso in finale e poi la finale e l’errore della giuria che invece di dare per la premiazione l’ordine di arrivo ha dato l’ordine di partenza ai blocchi. e così io che ero in corsia 1 mi sono ritrovata sul gradino più alto del podio, senza capire come e perché… e mi guardavo intorno stranita da lassù, in mezzo a quel caos, alla festa. e mi sono girata e ho chiamato la bambina che aveva vinto davvero, così tutte ci siamo scambiate i posti.
e poi un signore finita la premiazione mi ha fermato e mi ha fatto firmare il giornalino ufficiale dei giochi…
- sto facendo un autografo – ho pensato!
e mi ha detto “hai vinto il premio della sportività” e io l’ho guardato un po’ e gli ho risposto “e cosa dovevo fare? scappare con la medaglia d’oro?”… mi ricordo che l’allenatore aveva riso un sacco per questa cosa.

11 anni avevo.
il costume slick della Diana, nero, bellissimo.
un mare di lentiggini.

e divoravo i giorni.

come stavamo ieri

lunedì, marzo 8th, 2010 Posted in amarcord | 4 Comments »

La mia prima squadra di fantacalcio si chiamava Tachicardica e tutti i venerdì sera ci si sentiva al telefono per scambiarsi le formazioni.
Giocavano mio fratello, mio padre, mio zio e due mie amiche. Eravamo solo sei sì, era un campionato partito in ritardo e questi erano quelli che avevo messo insieme.

Avevo lo scazzo cronico, viaggiavo con lo walkman nelle orecchie anche solo per scendere a comprare un evidenziatore alla cartoleria sotto casa, ascoltavo marlene kuntz, cure, la crus (aggiunti ovviamente alla pietra miliare mai tramontata della mia vita che non cito solo per non essere ripetitiva. Anzi, lo cito, che sia chiaro, Vecchioni sempre).

Partivo la mattina alle sette col mio zaino riempito di un quaderno, un libro o due (quelli che studiavo al momento) e i restanti chili di musicassette – rigorosamente compilation personalizzate (che si chiamavano “cassette miste” o “varie volume 1, 2, 3, 10″) che preparavo in base al livello di scazzo del momento.
Perché lo scazzo aveva molte sfumature, ai tempi si pensava pure di scriverci un libello.
Lo avevo pure iniziato, ora che ci penso.
A grandi linee ripensandoci il mio scazzo si poteva dividere in tre macrocategorie: quello malinconico, quello depressivo e quello fortemente incazzato. Ognuna con le sue sfumature complesse che ora ad analizzare ci vorrebbe troppo tempo (il libello, appunto).
Comunque  ogni giorno era condito da uno di questi tre, non c’erano vie di scampo.
A volte lo decidevo pure a tavolino.
(ora che ci penso ha ragione sempre lui quando dice che in fondo “non è la vita ad ispirare le canzoni” ma “sono le canzoni che costringono la vita ad essere com’è e come non è…”. In un certo senso è stato anche così).
Io e me eravamo affiatatissimi. ero sempre d’accordo su quello che decidevo di fare e di ascoltare.

Dicevo…:  salivo sul treno (secondo vagone, di sopra) e mi buttavo su un sedile lato finestrino. e chiudevo gli occhi e stavo lì con la musica a palla a torturarmi un po’ o a immaginare di cantare quello sentivo. Vabbè, troppo contorto per essere spiegato.
Non ero mica sola eh? ancora mi domando come i miei compagni di viaggio non mi abbiano tirato una badilata sul muso, dovevo essere simpatica come un riccio nelle mutande.
A Pontedecimo tiravo giù le due dita di finestrino che si possono aprire dal piano alto di un treno a due piani e sporgevo fuori tre dita. Era per far vedere che c’eravamo a quelli che salivano lì.
c’ero, almeno in corpo :-D
Qualcuna
se lo ricorderà quel periodo :-)
avevamo una cumpa universitaria veramente eterogenea: c’era lo scazzato come me, c’era la bella ragazzina bionda (che poi aveva la mia età o poco meno ma così mi sembrava), c’era il fidanzato posato di lei iscritto a giurisprudenza e poi il fidanzato successivo che faceva il trasgressivo con l’orecchino sul sopracciglio e la partenza per l’erasmus, c’era quello cotto come un uovo, il timido che a stento salutava, la secchiona (che poi è sparita in una nube di boh)…

Comunque… a parte studiare, passavamo ore a sentire musica in due dallo stesso walkman, con un’auricolare per uno, seduti a un tavolo del polo universitario o in giro per i vicoli, che se uno si voltava per caso a guardare una vetrina strappava via l’auricolare all’altro. E si diceva “orecchiooo!”.
Okay, cazzate.
E’ solo che ho rispolverato catartica e il vile per puro caso. Così, mi sono capitati qui.

E mi sono fatta un tuffo negli anni universitari. Che a dirla tutta mi sono piaciuti un sacco.

nonostante lo scazzo.  anzi forse anche proprio per lo scazzo.

soundtrack di scelta rapida:
ti giro intorno / scazzo malinconico dolce
gioia (che mi do) / scazzo depressivo
fuoco su di te / scazzo incazzato

e poi… nuotando nell’aria, questo è lo scazzo struggente.

e non so se sia un bene o un male ma non posso dire di non ritrovarmi ancora in tutto questo.
e di non provare ad oggi le stesse sensazioni riascoltando…

tempi moderni

venerdì, ottobre 16th, 2009 Posted in amarcord | 3 Comments »

Viaggio in treno.
Nel sedile davanti al mio un gruppetto di tre ragazzini, avranno avuto 14 anni.
Parlavano di musica, di come suona tizio, della chitarra di caio; parlavano delle prove in saletta, di volumi, dei pezzi da fare, delle incisioni.

A un certo punto uno del gruppetto fa:

“oh, ma lo sai cosa mi ha raccontato Riccardo??? mi ha detto che quando suonava lui si metteva con la chitarra davanti a un registratore e schiacciava REC e si registrava così… SULLE CASSETTE!
Cioè, suonava davanti al registratore e si registrava SU QUELLE CASSETTE COL NASTRO!“.

Cioè, quel vecchione del signor Riccardo potrei essere io…

soundtrack: bei tempi

in calle mai più

venerdì, agosto 28th, 2009 Posted in amarcord | No Comments »

dopo il post di prima ho preso una scossa di tempo passato, come una scarica elettrica.
ho visto noi mangiare la strada sul camper, mio padre col braccio appoggiato al finestrino a soffiare fumo mentre la giacca a vento appesa sbatteva.
ho visto mio fratello, biondo come mio figlio oggi, seduto a cantare.
E mia madre dietro di lui, cantare e guardare, che alla sera aveva gli occhi che le facevano male.

e io spiavo e leggevo Topolino mangiando crackers…

“da piccolo ero grande

e riconosco modestamente che le ho pensate tutte
ma adesso non fa niente
se vinco perdo prendo o do le botte
rimangono dei figli
gli lascerò la strada per un sogno
…”

Altro che facebook!

mercoledì, ottobre 15th, 2008 Posted in amarcord, stanze di vita quotidiana | 3 Comments »

Me ne stavo seduta rassegnata nella saletta del terzo piano del galliera aspettando il mio turno per il monitoraggio e ciacolavo senza troppo entusiasmo con una ragazza che come me aspettava.
Si avvicina una ragazza, io al solito non me ne accorgo visto che come sempre me ne sto un po’ sulle mie..
“scusami, ma tu sei alessandra?”
… Carramba che sorpresa! Una mia compagna di liceo, non la vedevo da più di quindici anni!
Ora, non è che fossimo amiche eh, io al liceo ero soprannominata “scazzo” e un motivo ci sarà stato.. Ci ho messo anche un paio di minuti almeno a ricordarmi come si chiamasse. Però poi l’ho riconosciuta!
E mi è venuto in mente che in una versione di greco invece di una cosa tipo “un esercito avanzava armato di lance” aveva tradotto “una schiera di scimmie (?) con una tazza in mano” :-D

il marziano tra noi

lunedì, settembre 1st, 2008 Posted in amarcord | No Comments »

Premetto che io non c’ero.
Nonostante il mio abbonamento di sud, la pancia non mi permette di presenziare.
Ma mi sono commossa al solo pensiero.

Insomma, sabato sera allo stadio c’era lui, il marziano, l’unico grande Alviero.
Il mio mito di bambina. I riccioli pazzi. Il piede magico. Il nome che più ho amato (e che avrei dato a mio figlio se avessi avuto un po’ di collaborazione).
Penso Alviero e ritorno al vecchio Ferraris, alle battaglie, alla Samp che si muove intorno a lui, alla sua pazzia, al genio e sregolatezza.
A un tiro altissimo sulla traversa :-)

Avrei voluto salutarlo, tutto qua.
Ciao Marziano!

l’anima in concerto

lunedì, aprile 23rd, 2007 Posted in amarcord, emozioni | No Comments »

a sentire vecchioni in quel piccolo teatro non so quanti fossimo.
era pieno ma sembrava di essere in un salotto e questo deve aver provato anche lui, perché ha regalato uno di quei concerti che non si dimenticano, un po’ costruito e un po’ improvvisato, un po’ cantato e un po’ recitato a braccio.
Con la musica di un pianoforte a coda e di un contrabbasso ad accompagnarlo, tutto qua.
Da sciogliersi, per me che ho la mia vita percorsa sulla sua colonna sonora.

e quando ha cominciato “figlia”… mi ha regalato lacrime che non dimentico.

malinconia, hanno scritto così

giovedì, aprile 12th, 2007 Posted in amarcord, il cielo capovolto | No Comments »

“…ho come l’impressione che ho vissuto qualche cosa di importante ma senza te mi sembra che in passato non mi sia successo niente…”

(r.vecchioni, malinconia leggera)