della volpe, del gallo, dell’oca e degli uomini

C’erano una volta un gallo, un’oca, una volpe e una famiglia di umani.

Una notte la volpe arrivò alla casa degli umani: c’era un bel pollaio pieno di galline, un recinto con due oche e due capre, ogni ben di Dio insomma.

La volpe cominciò a prendere l’abitudine di passare ogni notte a dare un’occhiata. Arrivava, faceva un giro, studiava la situazione, lasciava qua e là qualche segno del suo passaggio e se ne tornava da dove era venuta.

Finché una sera gli umani chiusero il pollaio e dimenticarono fuori un gallo che si era attardato razzolando nei prati.

Ora, non è che il gallo di suo godesse di ottima forma eh; diciamo che era un po’ zoppicante.
La volpe passò quella notte e si prese il premio per la sua costanza.
E ciaociao gallo.

Succede eh, succede che la volpe si rubi una gallina. Fa parte della legge della natura.

Il fatto è che qualche sera dopo la volpe in un suo giro di perlustrazione decise di giocarsi la carta più difficile: violare il recinto delle oche.
Perlustrando il perimetro trovò un punto in cui la rete era leggermente sollevata: con un abile lavoro di forzatura sgattaiolò dentro e – immagino – sorprese alle spalle una delle due oche.
Non l’afferrò al collo, per cui questa iniziò a starnazzare come una pazza. La famiglia degli umani dormiva profondamente e non si accorse di nulla ma i vicini, già svegli, sentirono il baccano e arrivarono di corsa.
La volpe fu sorpresa con l’oca nelle sue grinfie e si prese una mazzata sulla schiena, mollò la preda e scappò nei boschi.
La povera oca ansimava di terrore ma era salva. Si fece coccolare come una bambola, accarezzare. Tutto tornò alla normalità.

La famiglia degli umani alzò il livello di sorveglianza.
Fu deciso che al calare del buio le oche, che fino a quel momento  la notte razzolavano libere nel loro recinto, sarebbero state chiuse nella casetta di legno. Nanna al coperto insomma.
Nel frattempo fu riparata la rete di recinzione, furono bloccati i punti in cui la rete era più mobile, vennero sistemati tronchi alla base di tutto il recinto.

E la vita riprese con queste nuove abitudini.
Ma l’oca è oca, la volpe è furba e gli uomini sono presuntuosi e troppo sicuri di sé.

Passavano le notti e della volpe non c’era più traccia.
Gli uomini pensavano:”le bastonate l’hanno spaventata“, “con il recinto così chiuso non può più entrare“, “ha imparato la lezione
E come spesso succede abbassarono la soglia di attenzione.

Una notte non chiusero le oche nella casetta. “Fa caldo – dissero – a loro piace star fuori, il recinto è sicuro, la volpe non torna”
E la notte effettivamente trascorse tranquilla.

Ma la volpe non si chiama volpe per niente.
E non per niente si dice “furbo come una volpe” e non “furbo come un uomo”.

La notte seguente le oche dormivano prendendo il fresco nel loro recinto.
La volpe arrivò. Scavò un buco sotto la rete ma non riuscì a entrare.
Riprovò in un altro punto e non riuscì nemmeno lì.

Ancora ora non si capisce da dove sia passata.
Fatto sta che in un modo o nell’altro riuscì ad entrare nel recinto.
E questa volta non balzò a caso sull’oca ma l’afferrò al collo subito. Perciò l’oca non fece in tempo a liberare nemmeno una starnazzata.
(e gli altri animali immagino stessero rintanati in un angolo al buio senza emettere un fiato).

Poi vabbè, portarla fuori dal recinto fu un’impresa che non riuscì neppure alla volpe; in qualche modo uscì dal recinto e da fuori cercò di tirarsi dietro l’oca che essendo di dimensioni ragguardevoli si incastrò nella rete; tirando ‘sta povera oca con forza, la volpe ruppe la griglia in due punti ma non fece un buco abbastanza grande.
Morale “tira che ti ritira” come nel gioco del tiro alla fune la testa dell’oca si staccò dal collo e quello fu l’unico trofeo che la volpe si portò via.

Risparmio il racconto della scena splatter del mattino.

Così adesso chiudiamo le caprette e l’oca sopravvissuta nella casetta la notte.
Le chiudiamo per sicurezza, perché insomma non si sa mai.
Anche se ora sono tre notti che della volpe non c’è traccia.

La volpe è volpe, l’oca è oca e  gli uomini sono uomini.

Ora che ci penso, stanotte ci siam dimenticati e oca e capre han dormito fuori.
Ma tanto non tornerà, sarà soddisfatta ormai del suo lavoro no? E poi non è neppure riuscita a portarsela via alla fine, la nostra oca…

L'oca Leo, il sopravvissuto
L'oca Leo, il sopravvissuto

Alessandra

Io sono Alessandra

"e scrivo e scrivo e ho molte altre virtù"; un blog come qualcosa da lasciare ai propri figli


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