11 anni, roma

oggi mi va di ricordare settembre del 1985, a vivere la finale nazionale dei giochi della gioventù di nuoto.
delfino.
il tifo incredibile.
il completo arancione e grigio che mia mamma mi aveva comprato da benetton.
la febbre che mi sale la sera prima di partire, con la borsa e la valigia già pronte e mio fratello che mi dice “vengo a dormire con te così se ti sto vicino me la prendo tutta io e a te va via”.
la piscina che ti toglieva il fiato dall’emozione.
l’albergo tanto grande e bello che eravamo a bocca aperta.
le terrazze illuminate e baglioni che cantava la vita è adesso, che sebbene io non abbia nessuna passione per lui ancora mi emoziono quando sento una canzone di quell’album. E incredibilmente rivedo e rivivo quei quattro giorni.
il viaggio in treno, quattro bambine e quattro bambini e un accompagnatore. e non mi ricordo nessuno. mi ricordo solo un bambino di bogliasco – era lì per le finali di pallanuoto – che la sera prima di partire mi ha mandato a dire da un suo amico se potevamo vederci. e che passeggiando per i corridoi e le terrazze dell’albergo con in loop la solita musica mi ha chiesto se volevo diventare la sua “ragazza“. Sì, proprio ragazza ha detto, me lo ricordo bene perché  me lo sono ripetuta nella testa per tutta la notte, col batticuore.
“ci devo pensare” gli avevo risposto, con le mani affondate nelle tasche dei miei pantaloni arancioni nuovi.
e poi abbiamo passeggiato ancora.
ci ho pensato fino al giorno dopo, pure durante tutto il viaggio in treno che ci ha riportati a casa.
ci ho pensato finché non siamo arrivati a genova e gli ho detto “allora volevo dirti di sì”…
dopodiché non l’ho mai più visto, naturalmente.
e camminare per il foro italico sentendoci dei campioni, come se la gente ci guardasse. E forse ci guardava davvero e come mi piaceva!
l’ingresso in finale e poi la finale e l’errore della giuria che invece di dare per la premiazione l’ordine di arrivo ha dato l’ordine di partenza ai blocchi. e così io che ero in corsia 1 mi sono ritrovata sul gradino più alto del podio, senza capire come e perché… e mi guardavo intorno stranita da lassù, in mezzo a quel caos, alla festa. e mi sono girata e ho chiamato la bambina che aveva vinto davvero, così tutte ci siamo scambiate i posti.
e poi un signore finita la premiazione mi ha fermato e mi ha fatto firmare il giornalino ufficiale dei giochi…
– sto facendo un autografo – ho pensato!
e mi ha detto “hai vinto il premio della sportività” e io l’ho guardato un po’ e gli ho risposto “e cosa dovevo fare? scappare con la medaglia d’oro?”… mi ricordo che l’allenatore aveva riso un sacco per questa cosa.

11 anni avevo.
il costume slick della Diana, nero, bellissimo.
un mare di lentiggini.

e divoravo i giorni.

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