come stavamo ieri

La mia prima squadra di fantacalcio si chiamava Tachicardica e tutti i venerdì sera ci si sentiva al telefono per scambiarsi le formazioni.
Giocavano mio fratello, mio padre, mio zio e due mie amiche. Eravamo solo sei sì, era un campionato partito in ritardo e questi erano quelli che avevo messo insieme.

Avevo lo scazzo cronico, viaggiavo con lo walkman nelle orecchie anche solo per scendere a comprare un evidenziatore alla cartoleria sotto casa, ascoltavo marlene kuntz, cure, la crus (aggiunti ovviamente alla pietra miliare mai tramontata della mia vita che non cito solo per non essere ripetitiva. Anzi, lo cito, che sia chiaro, Vecchioni sempre).

Partivo la mattina alle sette col mio zaino riempito di un quaderno, un libro o due (quelli che studiavo al momento) e i restanti chili di musicassette – rigorosamente compilation personalizzate (che si chiamavano “cassette miste” o “varie volume 1, 2, 3, 10”) che preparavo in base al livello di scazzo del momento.
Perché lo scazzo aveva molte sfumature, ai tempi si pensava pure di scriverci un libello.
Lo avevo pure iniziato, ora che ci penso.
A grandi linee ripensandoci il mio scazzo si poteva dividere in tre macrocategorie: quello malinconico, quello depressivo e quello fortemente incazzato. Ognuna con le sue sfumature complesse che ora ad analizzare ci vorrebbe troppo tempo (il libello, appunto).
Comunque  ogni giorno era condito da uno di questi tre, non c’erano vie di scampo.
A volte lo decidevo pure a tavolino.
(ora che ci penso ha ragione sempre lui quando dice che in fondo “non è la vita ad ispirare le canzoni” ma “sono le canzoni che costringono la vita ad essere com’è e come non è…”. In un certo senso è stato anche così).
Io e me eravamo affiatatissimi. ero sempre d’accordo su quello che decidevo di fare e di ascoltare.

Dicevo…:  salivo sul treno (secondo vagone, di sopra) e mi buttavo su un sedile lato finestrino. e chiudevo gli occhi e stavo lì con la musica a palla a torturarmi un po’ o a immaginare di cantare quello sentivo. Vabbè, troppo contorto per essere spiegato.
Non ero mica sola eh? ancora mi domando come i miei compagni di viaggio non mi abbiano tirato una badilata sul muso, dovevo essere simpatica come un riccio nelle mutande.
A Pontedecimo tiravo giù le due dita di finestrino che si possono aprire dal piano alto di un treno a due piani e sporgevo fuori tre dita. Era per far vedere che c’eravamo a quelli che salivano lì.
c’ero, almeno in corpo 😀
Qualcuna
se lo ricorderà quel periodo 🙂
avevamo una cumpa universitaria veramente eterogenea: c’era lo scazzato come me, c’era la bella ragazzina bionda (che poi aveva la mia età o poco meno ma così mi sembrava), c’era il fidanzato posato di lei iscritto a giurisprudenza e poi il fidanzato successivo che faceva il trasgressivo con l’orecchino sul sopracciglio e la partenza per l’erasmus, c’era quello cotto come un uovo, il timido che a stento salutava, la secchiona (che poi è sparita in una nube di boh)…

Comunque… a parte studiare, passavamo ore a sentire musica in due dallo stesso walkman, con un’auricolare per uno, seduti a un tavolo del polo universitario o in giro per i vicoli, che se uno si voltava per caso a guardare una vetrina strappava via l’auricolare all’altro. E si diceva “orecchiooo!”.
Okay, cazzate.
E’ solo che ho rispolverato catartica e il vile per puro caso. Così, mi sono capitati qui.

E mi sono fatta un tuffo negli anni universitari. Che a dirla tutta mi sono piaciuti un sacco.

nonostante lo scazzo.  anzi forse anche proprio per lo scazzo.

soundtrack di scelta rapida:
ti giro intorno / scazzo malinconico dolce
gioia (che mi do) / scazzo depressivo
fuoco su di te / scazzo incazzato

e poi… nuotando nell’aria, questo è lo scazzo struggente.

e non so se sia un bene o un male ma non posso dire di non ritrovarmi ancora in tutto questo.
e di non provare ad oggi le stesse sensazioni riascoltando…

Alessandra

Io sono Alessandra

"e scrivo e scrivo e ho molte altre virtù"; un blog come qualcosa da lasciare ai propri figli


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Comments

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4 thoughts on “come stavamo ieri

  1. ascoltavi i La Crus? ma dai! “Dentro Me” è uno dei pezzi italiani più belli che conosca. E anche Crocevia contiene delle rivisitazioni mica da ridere! 🙂

  2. beh anche io mi ci ritrovo ancora.
    bei momenti, il ’94 e i Marlene nelle cuffiette.
    mi raccomando ascoltali a tutta manetta in ufficio.
    è giusto che anche altre persone meno illuminate di noi si facciano una cultura musicale…

  3. quello scazzo giovanile che non si sa da cosa dipende, e tutte le volte che provi a spiegarlo dici cazzate… si può solo descriverlo e tu l’hai fatto bene 🙂

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